Se osservi un casale in pietra in Umbria impari a leggere muri, posizione e campi come parti dello stesso sistema rurale. La posizione dipende da montagne, colline e fondi di valle, mentre la pietra e la forma della casa riflettono i rilievi calcarei e la vecchia conduzione mezzadrile.
Perché le case stanno dove stanno
L'Umbria è una regione dell'Italia centrale di 8464 chilometri quadrati con 870165 abitanti nel 2020, ripartiti in 92 Comuni, con densità di 103 abitanti per chilometro quadrato. È priva di sbocco al mare e confina a nord con la Toscana e le Marche, a est ancora con le Marche, a sud con il Lazio e a ovest con la Toscana, e il capoluogo di regione è Perugia. Puoi capire i casali solo se parti da questa posizione interna, lontana dal mare e stretta tra regioni diverse. Il territorio è prevalentemente montuoso per il 53 per cento e collinare per il 41 per cento, mentre le aree pianeggianti sono per lo più fondi di bacini intermontani o di valli fluviali. L'assetto risulta da eventi tettonici succedutisi negli ultimi 15 milioni di anni, con pieghe dislocate da sovrascorrimenti e faglie, con geometria arcuata e convessità verso est. Si individuano sei dorsali subparallele, costituite principalmente da rocce calcaree, e la più orientale, quella dei Monti Sibillini, raggiunge i 2476 metri nel Monte Vettore, la cui cima è in territorio marchigiano.
Cosa ti dice la pietra prima di entrare
Quando guardi un muro in pietra puoi cercare il legame con il rilievo che hai intorno. La struttura distensiva più rilevante è rappresentata dall'area un tempo occupata dal Bacino Tiberino, tra valle del Tevere e Valle Umbra, e bacini con genesi e caratteri analoghi sono quelli di Gubbio, Gualdo Tadino e Tavernelle, con fondi colmati da depositi fluvio-lacustri. Le depressioni tettoniche modellate poi dall'erosione carsica sono anche gli altipiani di Castelluccio di Norcia e di Colfiorito, a 1300 e 750 metri sul livello del mare. L'attività tettonica è ancora in atto, comprovata dai terremoti che colpiscono di frequente alcune parti della regione. Più morbida risulta la morfologia dell'Umbria centro occidentale, dominata da colline marnoso-arenacee o argillose, intaccate in alcune aree da fenomeni di erosione calanchiva, mentre nella sezione sud-occidentale si riscontrano ripiani di tufi quaternari spesso sovrastanti argille plioceniche, a continuazione dei paesaggi del Lazio settentrionale. La pagina Treccani non pubblica le dimensioni delle singole case coloniche. Puoi comunque leggere la diversità delle pietre e dei fondi come indizio del pendio, del fondovalle o dell'altipiano dove la casa è stata posta, e collegarla alle forme di vita rurale nel casale che cambiano tra monte e collina.
Perché le case sparse guardano i campi
L'Umbria ha superato gli 800000 abitanti all'inizio degli anni cinquanta, dopo un lungo incremento da 294141 abitanti nel 1656 a 442417 nel 1861 e a 657952 nel 1921. È seguita una crisi demografica con 775783 abitanti nel 1971, dovuta al movimento emigratorio diretto in gran parte verso Roma, poi un'inversione con 807552 abitanti nel 1981, 811831 nel 1991 e 840482 nel 2001, spiegata più dal rientro degli emigrati che dal movimento naturale, divenuto anch'esso negativo. Perdite cospicue hanno subito la Valnerina, l'Orvietano, la media valle del Tevere e l'area trasimenica, mentre si sono formate aree forti lungo le direttrici viarie, tra Valle Umbra, conca di Magione e valle del Tevere da Città di Castello a Perugia. A partire dai secoli XV e XVI, nell'Umbria collinare e pianeggiante si sono diffuse le case sparse per la conduzione mezzadrile e l'appoderamento. Agli sviluppi lungo gli assi viari, con gemmazioni e saldature fra antichi centri, si è accompagnato l'abbandono delle case sparse, mentre fenomeno rilevante è il recupero di vecchie case coloniche utilizzate come residenze secondarie. Nell'area montuosa l'insediamento è invece costituito da piccoli centri, non pochi ormai quasi deserti o in via di spopolamento.
Come acqua e bosco tengono la casa
L'Umbria è quasi tutta compresa nell'alto e medio bacino del fiume Tevere, che la solca con direzione da nord a sud per circa 210 chilometri. I tributari di destra presentano regime torrentizio, mentre gli affluenti che scendono dai monti calcarei orientali, quasi tutti convergenti nei due sistemi del Chiascio-Topino-Marroggia e del Nera-Velino, hanno portate più cospicue e relativamente costanti. Il più ampio lago dell'Italia centrale è il Trasimeno, con 125 chilometri quadrati, mentre assai meno esteso è il Lago di Piediluco, con 1,5 chilometri quadrati, trasformato da alcuni decenni in serbatoio di carico per il sistema idroelettrico al servizio dell'area industriale di Terni. Il clima si può definire sublitoraneo con tendenza continentale, per la lontananza dal mare e la conformazione orografica, con inverni umidi e non molto rigidi, tra 4 e 6 gradi a gennaio, e estati calde e piuttosto asciutte, tra 21 e 24 gradi a luglio. Le precipitazioni sono più abbondanti sulle montagne orientali, da 1000 a 1300 millimetri annui, e oscillano tra 800 e 1000 millimetri nel restante territorio. La descrizione completa del rilievo e delle acque si trova nella enciclopedia dedicata all'Umbria, che distingue dorsali, bacini e valli. La copertura forestale occupa circa un terzo della superficie regionale, seppure ridotta dai diboscamenti del passato, con boschi misti a prevalenza di essenze mesofile a nord, come cerro, rovere e farnia, e termofile al centro e a sud, come roverella, carpino e orniello.
Dove vite, olivo e animali cambiano il cortile
Negli ultimi sessanta anni l'economia umbra si è trasformata. Nel 1951 l'agricoltura occupava il 56 per cento della popolazione attiva, valore sceso ad appena il 3,5 per cento nel 2008, mentre l'industria è passata dal 25 al 33,6 per cento e il terziario dal 19 al 62,9 per cento. Nonostante la ricomposizione fondiaria, associazionismo e cooperativismo, con meccanizzazione e produttività in crescita, la redditività agricola resta bassa per prevalenza di aree montuose, scarse possibilità di irrigazione, condizioni climatiche, frammentazione aziendale e ampie superfici a bosco o incolte. Dagli anni sessanta si registrano diminuzione delle aziende, crollo della mezzadria, abbandono della coltura promiscua della vite e avanzata delle colture industriali come il girasole, di cui l'Umbria è la prima regione produttrice, e il tabacco, oltre a laghetti artificiali collinari per irrigazione. Le più diffuse restano le cerealicole, con 4,8 milioni di quintali di frumento nel 2008. La viticoltura ha prodotto 1195000 quintali di uva per 843000 ettolitri di vino nel 2008, con scomparsa delle alberate con viti maritate a olmi o aceri e affermazione dei vigneti specializzati collinari, con undici aree a denominazione di origine controllata e due, Torgiano e Montefalco Sagrantino, anche a denominazione di origine controllata e garantita. L'olivo, con quasi tre milioni di piante, ha prodotto 677000 quintali di olive per 118000 quintali di olio nel 2008, ed è raro nell'Umbria settentrionale e quasi inesistente nella fascia montana orientale. Da non sottovalutare è il tartufo di pregio delle zone meno fertili, mentre nella zootecnia prevalgono suini con 257000 capi e ovini con 171000 capi rispetto ai bovini con 63000 capi nel 2008, con avicoltura in espansione e troticoltura nel bacino del Nera.
Come si arrivava al casale tra città e campagna
Fino agli anni sessanta l'industria aveva una struttura dualistica, a Terni con grandi unità siderurgiche, petrolchimiche e meccaniche e a Perugia con piccole e medie imprese manifatturiere, salvo grandi stabilimenti alimentari e tessili. Poi la diffusione di piccole e medie imprese diversificate ha interessato il nord e il centro della regione, mentre nel Ternano la crisi dell'industria pesante ha portato alla riconversione e al terziario avanzato. Rilevante è l'artigianato della ceramica a Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio e Orvieto, oltre a piccole imprese familiari del ferro battuto, del legno e del mobilio, mentre l'edilizia è cresciuta con la ricostruzione dopo il terremoto del 1997. Fondamentale è il turismo, con Perugia e Assisi per il turismo religioso e flussi crescenti verso centri minori e zone rurali attrezzate per attività agrituristiche, con disoccupazione al 4,8 per cento nel 2008. Alla mancanza di infrastrutture viarie, causa di lungo isolamento, si è risposto dagli anni sessanta con una superstrada su due assi, da sud a nord da Orte e Terni a Perugia e Città di Castello lungo il Tevere, e da est a ovest da Spoleto e Foligno all'area trasimenica con innesto nell'Autostrada del Sole. Puoi leggere questo intreccio tra città medie e piccole, come Città di Castello, Foligno e Spoleto tra Perugia e Terni, e comuni confinanti ancora rurali, come Corciano presso Perugia, interessato dalla rururbanizzazione di chi lavora in città. Per orientarti tra strade, borghi e campagne puoi partire dai borghi e sentieri del territorio e osservare dove la casa colonica si appoggia alla strada o al campo.
Quale passato vedi nei muri
Le tracce antropiche in Umbria partono dal Paleolitico inferiore senza interruzione sino al Bronzo finale, tra Gubbio, Orvieto, Norcia, Parrano, Città della Pieve, Montecastrilli, Cascata delle Marmore, Lago di Piediluco e Gualdo Tadino. Con l'età del Ferro le sedi degli Umbri appaiono stabilmente occupate, con continuità sino all'età romana in luoghi come Todi, Spoleto, Amelia e Terni. La sesta regione augustea, che comprendeva anche l'ager Gallicus, dopo Diocleziano fu unita all'Etruria, e i centri romani maggiori furono Spello, Gubbio, Assisi, Spoleto e Bevagna, oltre a Città di Castello, Carsulae, Otricoli, Todi, Terni e Amelia. Devastata nella guerra greco-gotica, dopo l'invasione longobarda fu compresa nel ducato di Spoleto, mentre a Bisanzio restarono Perugia con Amelia, Narni e Terni, poi passate nel IX secolo alla Chiesa. Tra XI e XII secolo il fenomeno comunale si appoggiò al papato, che nel 1198 con Innocenzo III sostituì il duca di Spoleto con un rettore. Nei primi decenni del XIV secolo crebbero Perugia e le signorie dei Trinci a Foligno e dei Gabrielli a Gubbio, tra lotte con Malatesta, Montefeltro e Orsini, e l'Umbria divenne terra di soldati e capitani di ventura, con la signoria di Braccio da Montone conclusasi con la morte nel 1424. Quando nel 1540 Paolo III sottomise Perugia, l'Umbria seguì lo Stato della Chiesa, poi nel 1798 e 1799 fece parte della Repubblica romana, nel 1800 tornò allo Stato pontificio e nel 1808 fu annessa all'Impero francese nel dipartimento del Trasimeno. Dopo la restaurazione del 1814, i moti del 1831 a Perugia, Spoleto e Foligno, la partecipazione del 1848 e l'adesione del 1849 alla Repubblica romana repressa dagli austriaci, e la repressione del 1859, nel settembre 1860 le truppe regie del generale Della Rocca presero l'Umbria, unita con plebiscito al Regno d'Italia. I dialetti rientrano nel gruppo centro-meridionale, con metafonia e passaggio da nd a nn e da mb a mm, vicini a quelli del Lazio, delle Marche meridionali e dell'Abruzzo, con distinzione tra u e o finali latine e passaggio di i finale in e, oltre a conservazione del nominativo latino nei nomi imparisillabi.
La voce Umbria dell'Enciclopedia Treccani è la pagina dedicata alla regione dell'Italia centrale presentata come portale del sapere. Vi si trovano caratteristiche fisiche, popolazione, condizioni economiche, preistoria e storia, e dialetti, con dati su superfici, abitanti, colture, allevamenti e centri urbani. Puoi leggerla prima di uscire e poi fermarti davanti a un muro in pietra per distinguere fondovalle, collina e montagna e per riconoscere l'impronta della mezzadria e del recupero delle case coloniche.